
Ho sfiorato cieli stellati
e giorni cupi di densa nebbia
ricercando la nuda luce
ascoltando, nel buio, la notte irrequieta.
Ricomponendo ogni giorno l'alba
ho bevuto alla fonte del mio canto
e modellato con cura il passo incerto
e la terra, fertile, a farmi da cuscino.
E sangue nuovo, e fresco nutrimento
attingo da questo nuovo mondo aperto
dove vento e pioggia hanno donato fiato
infranto silenzi e scardinato porte.
E' stato tutto
nel tempo di un pensiero
abbandonando il corpo
distratto dalla folla
di voli con la mente
ebbra di parole pensate
in un brivido
raccolto sulla pelle
a riempire gli spazi
nel labirinto di un istante.
Ed è mare impetuoso
quell'immenso che trattengo
un respiro senza schianto
in un luogo senza nome
dove slego le mie mani
a dar voce alle tue labbra
rosso miele senza peccato
pura forma in ardite menti.
Ruotano, lente
parole di trame ormai concluse
respirano nell'aria, e la inondano
rivelando istanti di vite lontane.
Emergono inattese
cercate nel tempo
e stordiscono, chiare
come vento improvviso.
Le lascio cadere, fragili
sotto i raggi della luna
per trasformarle in sassi
prima che il giorno sorga ancora.

Dipinti in quel bianco e nero sbiadito
i tuoi occhi emanano purezza
liberi dal timore di lasciarsi amare
e da un'atavica antipatia per le debolezze dell'anima.
Quasi avrei desiderio di sfiorarli
come uno scambio di doni
e nel loro universo fondermi
impalpabili, come l'ombra di un sogno.
Libero viaggiare
tra linee e curvature
e la tua mano
pennellata indelebile.
Non dimentico
il nostro intuire
non l'amare e il narrare.
Nell'incavo del mio petto
riposa l'odore
e il sapore
e la ragione sorveglia
sul muto pronunciare.
Oltre
ci porta il fluire del rosso vibrare
su una spiaggia sognata
ad asciugare il sale.
Quante parole pronunciate invano
in nome di un rimpianto
urlate senza coraggio
scavate nel fango
nella ricerca ossessiva
di una felicità mancata.
Ciechi gli occhi
sordo il cuore, incapace di accedere al sole
confinato nell'incertezza di un'illusione.
Quante parole
pronunciate in abbondanza di lacrime
appese ad un filo ormai spezzato
le guardo rotolare sul mio petto
stupefatta dalla mia indifferenza
voltandomi
per non sentire l'odore acre
di suoni come lamenti.
Non fanno rumore i miei passi
arrancando su montagne di antica memoria
tra cieli striati
dove la luce filtra
recando con sè insolita pace.
Tra mille sfaccettature
scolpita in stoffa delicata
respiro quest'alito di vita
regalando l'innocenza del pensiero
poesia di un'arte ora guarita.
Se potesse la mente
sovrastare il cuore
smetterei di respirare
perchè vano
sarebbe ancora vivere.
Sii cuore
nell'angolo più buio della mia mente
confuso
nella mia stessa pelle.
Luce profonda
emana il viso tuo
enigma continuo la tua essenza
mutevole
come acqua che scorre.
L'istinto è tuo complice
la vita ti è compagna
l'amore un cerchio pieno.
Affidato al vento
il tuo corpo è sempre in viaggio
la tua anima ti è madre
umano individuo che rincorri il destino
devastando gli argini del tuo domani.